La parte oscura di Papa Bergoglio

La Santa Sede sceglie il suo Pontefice. E’ Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, argentino di origini piemontesi, che ha scelto di chiamarsi Papa Francesco. Su di lui le critiche in patria per i silenzi durante la dittatura raccontati nel libro di Verbitsky.

Papa Bergoglio, i lati oscuri

Dopo quattro fumate nere, è arrivata quella bianca. Poi, l’annuncio del Protodiacono Jean-Louis Tauran: “Annuntio vobis gaudium magnum, habemus papam”. E il 226esimo successore di Pietro si chiama Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, argentino di origini piemontesi, Vescovo di Buenos Aires. Ha scelto di chiamarsi Francesco, celebrando il Santo di Assisi e patrono d’Italia, ed è il primo latino americano e gesuita a essere pontefice.

La sua scelta ha sorpreso un po’ tutti. Per la sua età, a Bergoglio venivano date poche chance e si attendeva una figura più giovane. Considerato conservatore, Papa Francesco è conosciuto nella Chiesa latinoamericana per la sua umiltà. Ha trascorso quasi tutto il tempo in Argentina ed è famoso per spostarsi sempre in autobus per Buenos Aires. Secondo la Bbc, i sermoni di Bergoglio hanno sempre un forte impatto sulla società argentina per i richiami all’inclusione sociale e le critiche ai governi che non prestano attenzione agli emarginati.

L’elezione è stata accolta con un fragoroso applauso nella cattedrale di Buenos Aires, città natale di papa Francesco, mentre in tutta l’America Latina la gente ha reagito con gioia e sorpresa.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha inviato “un caloroso augurio” a nome del popolo americano al pontefice neoeletto, salutando l’argentino come “il primo papa dalle Americhe.”

Jorge Mario Bergoglio ha origini piemontesi. Il padre è di Torino, il bisnonno di Bricco Marmorito di Portacomaro, nell’astigiano, così come il nonno. E proprio la prima visita ufficiale di Papa Francesco potrebbe essere proprio a Torino, in occasione della nuova ostensione della Sindone il 30 marzo. Perito chimico, il Pontefice ha una lunga carriera di studi umanistici e teologici, oltre all’insegnamento.

Bergoglio è stato criticato in patria per i suoi silenzi sulla dittatura. L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina è un libro molto duro, firmato dal giornalista argentino Horacio Verbitsky. Papa Francesco è accusato di non aver protetto due gesuiti che lavoravano in una baraccopoli di Buenos Aires, che furono poi rapiti.

Ecco i fatti come li riporta il giornale online Today.it. I fatti riferiti da Verbitsky. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro”“. “Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano”.

“Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché non ho mai creduto che lo fossero””.

Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”. Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo”.

Come riporta il sito Peace Reporter, il presidente dei vescovi argentini ha poi spinto la Chiesa a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato. “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente” è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. “Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale  -  hanno scritto i vescovi argentini  -  e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori  per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente”.

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Categorie: Europa

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